Anche figa ad
Hammamet.
La storia narra che tra i cammelli signorotti italiani spendevano milioni di lire per puttane e garofani. Una festa continua tra la polvere del deserto, spesso vestiti di bianco, sollazzavano il cazzo ciuppandolo in vagine effervescenti di
Cristal.
Se tendo l'orecchio verso la Tunisia riascolto persino le voci. Talvolta, verso le 3 della mattina, mi affaccio al balcone per godere di quelle musiche e avverto gli stridolini di giubilo che provengono dall'Africa: addirittura mi pare di riconoscere tuareg con l'accento milanese.
Che bello.
Da grande avrei voluto vivere un'esperienza ad Hammamet. Cioè oggi avrei voluto avere più di 47 anni ed essere stato a quelle feste. Sarei diventato un ottimo pierre, avrei capito di più della vita e - probabilmente - avrei desiderato replicare quei fantastici momenti in una
villa in Sardegna.
Che noi, cioè dico quelli come me, mica siamo moralisti. Però cazzo se vuoi scopare non è meglio farlo dentro una villa sul mare piuttosto che abbordando mezze donne su una strada di merda? Confusi devono risolvere prima il rebus esistenziale per capire a quale buco affidarsi.
Questi cazzo di comunisti non si smentiscono. Sono come quelli che pur amando la mortadella non la mangerebbero mai in pubblico, ma si farebbero riprendere dalle telecamere solo col caviale su una tartina pur pagando fior di quattrini per farsi un pesce crudo in mano.
Loro no. Organizzano feste per operai e s'ingozzano fino allo stremo con
salsiccia unta, tracannando vino di proprietà, cantando in coro le canzoni partigiane e sparando ai nemici nascosti dietro i fusti della birra dopo averli spaventati con rutti alla cipolla.
Ma questa vita è un'altra cosa e
mi tocca leccare un rospo.
Ho provato a chiamare l'amico di Patrizia, il nipote preferito dello Zio, ma
le sue idee indipendenti erano tra la polvere e non avevo voglia di aspettare che se la rifilasse tutta su per il naso per venirmi incontro.
Sono uscito la notte tarda convinto che l'aria fresca mi aiutasse a trovare l'ispirazione per svoltare ma dagli appartamenti venivano fuori solo i pianti dei bambini mentre le mamme guardavano Marco Carta da Maria de Filippi e i papà si esaltavano col nuovo digitale terrestre e
la Glamour Card a 20 euro.
Dai locali rumori di bottiglie vuote e alle finestre le teste penzolanti di astanti che
vomitavano verde mentre sui divanetti ci si scambiava
masturbazione e
bamba. Vado verso la fermata del taxy e vengo stoppato dalle camice verdi mano nella mano con quelle nere che al grido di "W il Duce e Bossi" mi chiedono da quale paese provenga (ovviamente tutto in dialetto intercalato da
pota pota al Tavernello).
"Ci faccia vedere i documenti sporco negro"
"In verità sono abbronzato"
"Anche Obama è abbronzato, quindi lei è uno sporco negro e deve tornare al suo paese!"
"Io sono Sardo"
"Quindi è africano!"
"Ascu' bellixeddu chi non mi lassasa allestru is scallonis in paxi t'indi segu un'origa e tzerriu Grazianeddu Mesina che in tres minutos t'indighettara in mesu ais procus"
La ronda scappa a gambe levate e mi rattristo perchè in fondo siamo tutti uguali: io loro e le raccomandazioni.
L'Italia è la prova vivente che il crimine paga se anche il presidente va in giro con la bandana sto sereno tutta la vita.
Quindi torno a casa e mi ammazzo di pippette, mentre sul taxy che non ho preso perchè senza una lira, 4 puttane di lusso si sventolavano con i biglietti aerei per una Graziosa festa in Villa.
Passata la notte organizzerò il mio piano. Becco due clandestini, affitto la loro barchetta, giro la ruota come su Lost e mi faccio trasportare nel 1994 ad Hammamet.
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