Sbucando dall'utero di mia madre capii immediatamente che dovevo resistere.
C'era una cazzo d'infermiera frustrata che a momenti mi faceva cadere: mentre mi sculacciava con mano pesante e callosa, scrutava ansiosa l'orologio che da lì a pochi minuti avrebbe scoccato le sue 8 ore.
Già da piccolo
ero un genio ma nessuno lo sapeva ecco perchè mio padre, onesto lavoratore sottopagato, un giorno chiese al titolare dell'azienda dove svolgeva la mansione di schiavo, la possibilità di portarmi dal pediatra.
Il titolare riceveva davanti al parcheggio del suo ufficio a debita distanza dalla sua Volvo nuova fiammante: "Certo che puoi portarlo, devi! Ti consiglio questo mio amico. Vedrai che ti farà anche lo sconto. Anch'io però devo scontare le ore d'assenza dalla busta paga perchè siamo in crisi." La crisi c'è dal '78, aveva ragione mio padre a resistere.
Il pediatra era un amicone. Fece uno sconto ai miei di 5000 lire e un favore alla natura risparmiando la carta della fattura.
A scuola ci andavo volentieri ma la maestra non si accorse che aveva tra i banchi un genio.
Si accorse però di avere un rompimento di coglioni, il mio compagnetto Michele. Non è che lui fosse proprio a posto perchè probabilmente Gesù Bambino si distraette un attimo mentre suo padre ficcava la mamma. Io sono convinto che la colpa sia dell'infermiera (si si la stessa di prima) perchè appena Michele uscì dalle cosce della madre, era intenta a guardare l'orologio mentre il cordone ombelicale lo stava strozzando. Però tutti danno la colpa a Gesù Bambino e siccome a Michele va bene così, è ok anche per me.
La maestra era sempre nervosa perchè a Michele gli doveva spiegare due volte le stesse cose: "Michele sei proprio stupido!" Gli ripeteva. Michele si voltava verso di me dicendomi: "Ehy F. ma la maestra non l'ha capito che sono nato stupido?" Michele m'incasinava e non si capiva chi fosse più stupido tra lui, la maestra e me: "Resisti ancora due ore Michele che poi vieni a giocare a casa mia." E rideva.
Crescendo andavo al mare da solo ma in pullman e dovevo resistere alla puzza d'ascelle delle signore che salivano con le buste della spesa fatta al mercato del pesce. Andavo al chiosco e trovavo sempre lei che mi piaceva di brutto. Il problema era che lei al mare ci andava con la Civic di un tipo molto più grande di noi che una volta minacciò di spaccarmi il culo se non mi fossi levato dai coglioni. Quella volta resistetti con tutte le mie forze perchè avrei voluto mandarlo a farsi fottere ma non potevo essere come lui di fronte alla ragazza che non mi faceva dormire.
Due settimane dopo però decisi di non resistere più: presi una candela usata della macchina di papà e gliela lanciai di notte contro il parabrezza della Civic. Ora che sono grande ho capito di aver fatto una cazzata e di aver rischiato il linciaggio. Un mese dopo la ragazza di sopra lasciò il tipo della Civic e si confidò con me. Piangendo mi disse che aveva resistito anche troppo a tutte le cattiverie subite.
Per la prima volta feci l'amore e mentre ero dentro di lei confuso e felice mi ripetevo: "resisti, resisti, resisti." In verità me lo ripeto anche ora che sono più grande.
L'Università, la vita di tutti i giorni, il lavoro. Tu hai talento e lui il cognome del ministro. Tu le bollette da pagare e lui la laurea comprata dal papà amico del rettore e l'ufficio pronto-chiava in mano. Tu hai un lavoro che ti stressa e non ti realizza. Tu lavori per vivere e non vorresti mai vivere per lavorare.
Accendi la TV e vorrebbero spegnessi il cervello. Tutti i canali che parlano la stessa lingua,
i paraculi che prendono le distanze. I giornali allineati.
Tra poco spostano il carnevale di Viareggio a L'Aquila così risparmiano. Ti rendi conto però che il carnevale l'hanno già trasferito visto che ogni giorno sfilano pagliacci incravattati davanti alle telecamere. Resistere.
Un lutto in famiglia e la morte nel cuore, la paura nel futuro, un figlio che non arriva, una moglie che si è presa tutto il tempo del mondo per decidere. Un marito aggrappato a
Facebook con la speranza che la bambina a 100 km da casa gliela dia... Resistere.
Una grande responsabilità, l'orgoglio di distinguersi.
Ieri come oggi abbiamo mille motivi per farlo. Domani ancora di più.
Ispirato da F. Thank you hombre
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