Più vengo che svengo dal '78.
La mia è una malattia? Non lo so.
Eppure ho la fissa delle commesse, io
adoro le commesse, soprattutto quelle dei negozi di abbigliamento e le loro tettine delicate che si fanno coraggio sotto un sottile strato di cotone d'estate e di cachemire d'inverno. Io esco di testa per le commesse e vado a fare shopping con l'idea che non stia pagando i jeans, ma che stia strisciando per portare a casa loro.
Sarebbe bello. Invece che applicarmi lo sconto durante i saldi, il di più sarebbe portarsi a casa la
commessa bionda che alla cassa mi sorride.
Hanno le mani curate e sono ben vestite. Rinnovano il profumo continuamente e quando si allungano sullo scaffale per cercare la taglia che hai chiesto, scoprono la schiena candida che non ti lascia indifferente.
Ognuno ha le sue tecniche e siccome amo le commesse e voglio goderne la vista, ho approntato tutta una serie di accorgimenti per trascorrere delle fantastiche mezz'ore in loro compagnia.
Esempio.
Ti piace quella col culetto tondo, aguzza l'ingegno. Individua una maglia qualunque che sta sul ripiano più basso dello scaffale e chiedile di mostrartela. Lei sarà obbligata a piegarsi e quei fantastici jeans a vita bassa si sfileranno leggermente mostrando il perizoma nero e quella riga li in mezzo che fa sognare. La commessa sa che il pantalone andrà giù e automaticamente portarà la mano sul bordo del jeans cercando di sollevarlo. Che bellezza. Quel gesto nasconde un fascino femminile che solo un esteta come me può apprezzare.
La commessa è il mio ideale di donna. Parla a voce bassa, è sempre in tiro e anche quando è vestita semplice cura i particolari. Che porti i tacchi 12 o le scarpe da ginnastica. Che tenga i capelli sciolti o con la coda. I suoi capelli sono curati e illuminano il volto. La commessa quella brava è educata e disponibile.
Io arrivo nel negozio e lei mi guarda sorridendo. Io faccio finta di scegliere una giacca ma in fondo sto scegliendo lei. Se lei sceglie me abbiamo fatto il marketing perfetto. E che dire quando mi sfiora con la mano candida e mi dice: "Faccio io. Sono qui per questo".
Aaahhh. Già m'immagino nudo sul letto con lei che si avvicina sussurrando: "Faccio io". E mi piega e mi ripiega con e senza saldi, maneggiandomi con lo stesso amore con cui ripone sullo scaffale quel golfino così prezioso.
Quando entro nel camerino per provare se la taglia sia quella giusta lascio sempre aperta un pò la tenda perchè spero che tu, commessa dei miei sogni, possa lanciare furtivamente uno sguardo e aspetto che mi dica: "Come ti stanno?" per uscire e sfilare davanti a te un pò imbarazzato. Anche tu diventi rossa in viso e mi osservi il culo; io vorrei che ti avvicinassi per accertarti che veramente siano della mia misura sfiorandomi sul davanti: "Non pensi che siano un pò larghi?" " No vedi, li calzi benissimo e..."
Ed io s vengo.
Mi lascio cadere tra le tue braccia facendo attenzione che la testa si accocoli strategicamente sul tuo seno che chiede pietà alla camicia troppo stretta. "Scusa è stato un semplice malore".
Ancora inebriato dal profumo, coccolato dalla tua terza abbondante, con davanti agli occhi quell'aria un pò svampita rientro a casa felice sperando che il biglietto col mio numero di cellulare possa fare il suo corso tra le tue tette.
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