Si rientra lentamente dalle vacanze e la vita ti propina una delle prove più ardue da affrontare: i colleghi di lavoro.
Negli uffici soprattutto, è la solita routine.
Ci si becca all'ingresso. Baci ed abbracci anche a chi solo venti giorni fa avresti voluto sodomizzare impanandotelo con la sabbia grossa della tua spiaggia preferita.
Si accende il pc della propria postazione e si controllano le mail che per l'80% sono falsissimi auguri di buone vacanze che non eri riuscito a cestinare prima di partire.
Il restante 15% sono i sistemi informatici che avvisano di assistenze varie alle "macchine aziendali" ed il 5% sono le puttanate del tuo capo che finalmente può mettere a frutto i corsi di coaching dei miei coglioni, augurandoti un piacevole riposo in vista di "nuovi sfidanti obiettivi da raggiungere insieme".
Il vero party però è dietro l'angolo, esattamente alla macchinetta del caffé, la mecca dei pettegolezzi, il porno confessioanale, il Bar dello Sport di qualsiasi ufficio che si rispetti.
La più troia è quella che ti "trovo in forma, addirittura un pò ingrassata vero?" Vorrebbe l'approvazione generale gridando come l'arrotino del quartiere. La zoccola, svaccata di lato sulla macchinetta con le gambe semi incrociate, ti squadra dall'alto in basso e lanciando subito la freccia avvelenata nel punto debole di qualsiasi donna al rientro dalle vacanze: il peso forma.
Tu - però - sei bastarda dal 47 a.C. e rispondi a denti stretti: "Ah grazie cara. Tu invece? Nulla di che vero? Povera. Mi hanno detto che sei stata a casa quest'anno, sai mi dispiace parecchio". Sbuffando aria al vetriolo con falsissima partecipazione.
Cazzo. Con un unico fendente le hai dato della pezzente annoiata meschina, facendole capire che già tutti la dentro sanno che il suo ex Mastercard Boy si è smagnetizzato poco prima delle ferie...
No money mo problems baby.
Appoggiati alla porta del bagno intanto due tuoi colleghi si raccontano le mega scopate.
Col pisello (in mano) hanno fatto il giro del mondo.
Tutto nella norma. Sai benissimo che l'80% dei racconti dei colleghi uomini è una cazzata.
La figona straniera del tipo è un'albanese rimorchiata in disco, arrivata in gommone a Lampedusa che, per procacciarsi da vivere, offriva il suo corpo non protetto da barriere contraccettive coralline, al primo fesso che ci cascava. "Aaaaahhhh lo sento tutto, uuuhhh come lo sento, dai veniamo insieme aaaahhhh".
Poi arriva il collega del piano di sotto più figo che mai. Abbronzato da far paura saluta tutti educatamente, prende il suo caffè e va via lasciando una scia di profumo effetto bagnapatata.
Sfila anche la segretaria personale superfighetta del manager di turno che, con un sorrisone, fa un saluto generale che altro non è che una patetica manovra per non intavolare discorsi con voi pseudonormali. Si sa che è stata venti giorni sulla barca del tipo, che ha fatto il pieno di liquido seminale brindando non a Cristal ma a chinotti e che da li a pochi giorni sarà nominata per evidenti abilità comunicative human resources coordinator. Con tanto di announcement sulla intranet.
Abbandonata la macchinetta del caffé la tragedia vera si avvicina.
In piena crisi depressiva da rientro ti abbandoni sulla poltrona che magicamente si fa sdraio. Il salvaschermo si anima di onde fresche ed azzurre, la lampada emana raggi di sole che scaldano la tua pelle abbronzata.
Poi arriva lei.
In ritardo come sempre, agitata come sempre, arriva la collega X, quella contro la quale nemmeno la Duracell riuscirebbe a competere, brandendo tra le mani una digitale di merda vinta con i punti Agip.
"Amore, amooore, devo assolutamente farti vedere le foto delle mie vacanze" e tu non riesci a dirle che hai da lavorare (cazzata colossale perchè quando si rientra nessuno ha voglia di lavorare), che inserisce la scheda nel pc e inizia a raccontare 747 fotografie di merda.
La stronza ha 747 fotografie che sono una uguale all'altra.
Monotematiche come le risposte di Bondi, dal granellino di sabbia che copre romantico il pollicione del piede del suo boy, fino al tramonto del cazzo su un mare del cazzo che lei vorrebbe far apparire più affascinante del cazzo al quale stavi pensando e sul quale saresti voluta rimanere attaccata tutta la vita dopo che l'hai
in lungo ed in largo esplorato come quel fondale marino che stavate ammirando qualche giorno fa.
E per ogni foto un commento e lei che sorride e lei col cappello e lei sul pattino e lui che mostra rincoglionito il boccone masticato verso l'obiettivo e lui che dorme spiaggiato come un tricheco sullo scoglio di Peppino e lui che l'abbraccia con la stessa delicatezza di Giuliano Ferrara a tavola e lui e lei e la luna e le stelle...
E sei completamente sclerata come una suora in menopausa.
E pensi già alla prossima vacanza e a quanto sia lontana.
E rifletti che la vita è una merda e come darti torto.
Poi passa
l'Antico Picco in tutto il suo splendore, ti bacia con trasporto, appassionatamente. Ti offre la colazione e ti stringe forte. "Tranquilla amore, appena torno da New York, dopo 15 giorni di strameritato riposo, tra un museo ed una passeggiata sulla quinta, dopo una giornata di shopping sfrenato e una Messa Gospel, dopo un concerto HH e un aperitivo all'Empire, tranquilla non ti stresserò con i miei racconti e non ti costringerò a vedere le foto della mia vacanza".
"Tanto cade l'aereo".
E grattata di marroni.
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